Quanti di voi, almeno una volta, hanno tentato di collegarsi alla rete wi-fi del vicino di casa per scaricare musica o guardare in streaming l’ultima puntata della vostra serie preferita? Per chi non lo sapesse, questa pratica prende il nome di wi-fi piggybacking ed è una tecnica che può essere usata anche per portare avanti diversi attacchi informatici.
Come sempre, vediamo di cosa si tratta e come ci si può difendere da esso.

  1. Cos’è il piggybacking in generale
  2. Cosa si intende per piggybacking?
  3. Wi-Fi piggybacking: di cosa si tratta
  4. Piggybacking: ad esempio
  5. Che cosa consente di effettuare un wi-fi piggybacking
  6. Proteggersi dal wi-fi piggybacking
wi fi piggybacking

Cos’è il piggybacking in generale

Il piggybacking nasce come tecnica di ingegneria sociale usata per bypassare i sistemi di sicurezza di un’infrastruttura sfruttando l’accesso eseguito dagli utenti autorizzati. Si è iniziato a parlare di piggybacking a partire dal 1999, quando sono state individuate varie vulnerabilità all’interno dei sistemi di sicurezza di diversi aeroporti. In particolare, è stato mostrato che alcuni agenti sotto copertura hanno cercato di passare attraverso i punti di controllo, portando con sé oggetti vietati, o di salire a bordo senza biglietti validi.

Esistono diversi metodi che i piggybacker usano per infiltrarsi in un’area off-limit:

  1. Possono pedinare di nascosto un dipendente di un’azienda o mimetizzarsi tra un gruppo di dipendenti in modo da entrare nell’area riservata senza dare nell’occhio.
  2. A volte riescono ad infiltrarsi con la complicità del dipendente stesso. Generalmente, si tratta di un dipendente che non rispetta i protocolli di sicurezza aziendali, o che è stato ingannato dal piggybacker (ad esempio, facendogli credere di essere un dipendente che ha dimenticato a casa il badge per entrare nell’azienda).
  3. I piggybacker possono utilizzare anche badge falsificati o ingressi secondari per entrare nell’infrastruttura.

Cosa si intende per piggybacking?

Il termine piggybacking indica una tecnica in cui un individuo sfrutta un accesso autorizzato o una connessione di qualcun altro per entrare in un sistema, un’area fisica o una rete. Questo termine nasce nel contesto della sicurezza fisica, dove un piggybacker può seguire un dipendente per oltrepassare i sistemi di controllo senza autorizzazione, come nel caso di un visitatore che si accoda a qualcuno per accedere a una zona riservata senza badge. Oggi, il concetto si è esteso all’accesso non autorizzato a reti e dispositivi, dove il piggybacking può includere l’uso improprio di risorse o l’intercettazione di dati senza permesso.

Wi-Fi piggybacking: di cosa si tratta

Il Wi-Fi piggybacking è l’accesso non autorizzato a una rete wireless, generalmente privato, da parte di un dispositivo esterno che si connette senza il consenso del proprietario della rete. Questo avviene tipicamente quando la rete non è protetta da misure di sicurezza adeguate, come WPA3 o almeno WPA2, o quando si utilizzano credenziali deboli e facilmente individuabili. In questo scenario, un utente non autorizzato può sfruttare la larghezza di banda e le risorse di rete, generando un traffico di rete non controllato e potenzialmente pericoloso. Questa pratica compromette non solo la performance della rete, causando spesso un aumento della latenza e una diminuzione della velocità disponibile per gli utenti autorizzati, ma rappresenta anche un rischio elevato in termini di sicurezza informatica.

Attraverso il Wi-Fi piggybacking, un attaccante può ottenere l’accesso a dispositivi connessi alla rete, come computer, smartphone o dispositivi IoT (Internet of Things), per tentare attacchi di tipo man-in-the-middle (MITM), esfiltrazione di dati o altre forme di compromissione della sicurezza.
In particolare, gli aggressori possono sfruttare la rete per attività malevole, come la distribuzione di malware o l’esecuzione di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), utilizzando la rete “prestata” come punto di attacco. Tali azioni non solo sono difficili da monitorare per il proprietario della rete, ma possono anche esporre quest’ultimo a rischi legali, poiché risulta difficile determinare chi sia il reale responsabile delle attività malevole compiute attraverso l’infrastruttura.

wireless piggybacking

Piggybacking ad esempio

Il piggybacking può manifestarsi in vari contesti, e gli esempi spaziano dalla sicurezza fisica a quella digitale. Un caso fisico classico è quello in cui un individuo si accoda a un dipendente autorizzato per oltrepassare un controllo d’accesso, sfruttando l’apertura di una porta protetta senza usare un proprio badge.

Nel mondo digitale, invece, un esempio comune è il Wi-Fi piggybacking. Supponiamo che un dispositivo non autorizzato riesca a connettersi a una rete aperta o protetta da una password debole. L’attaccante può quindi utilizzare quella connessione per intercettare i dati, eseguire attacchi MITM (Man-In-The-Middle), o persino avviare attività illecite che sembrano provenire dall’utente legittimo. Ad esempio, un attaccante potrebbe sfruttare strumenti come arpspoof per manipolare l’ARP cache di un dispositivo connesso alla rete, reindirizzando il traffico:

sudo arpspoof -i wlan0 -t 192.168.1.10 192.168.1.1 

In questo comando, -t 192.168.1.10 rappresenta l’indirizzo IP del dispositivo vittima, mentre 192.168.1.1 è l’indirizzo del gateway della rete. Con questo tipo di attacco, l’attaccante riesce a indirizzare il traffico verso il proprio dispositivo, consentendo un’eventuale intercettazione dei dati.

Un altro esempio è l’utilizzo di nmap per rilevare dispositivi connessi a una rete e identificare quelli non protetti:

sudo nmap -sP 192.168.1.0/24

Questo comando esegue una scansione della rete, individuando tutti i dispositivi connessi al range IP specificato. Un attaccante può utilizzare questi dati per identificare possibili punti deboli e tentare accessi non autorizzati alla rete.

Che cosa consente di effettuare un wi-fi piggybacking

Il wi-fi piggybacking  fa leva sulla mancanza di robuste practice di sicurezza per le proprie connessioni.
Di seguito sono illustrati alcuni errori comuni che favoriscono il piggybacking.

Molte aziende di piccole o medie dimensioni non implementano le password per proteggere le connessioni wi-fi. Questo le rende vulnerabili ai piggybacker che si collegano alla rete senza che l’azienda nemmeno se ne accorga.
Alcune attività commerciali, soprattutto bar e alberghi, mettono in bella vista per comodità le credenziali di accesso alla loro rete wi-fi. In questo modo, però, chiunque può annotare la password e collegarsi alla rete nelle vicinanze della struttura.

Molti mantengono per il proprio router domestico le password di default o password dal debole livello di sicurezza che sono facilmente violabili con appositi software di hacking. Un piggybacker in prossimità della rete può collegarsi alla rete senza che l’utente lo sappia. Una situazione simile la si ha anche quando non si imposta un’adeguata password per il proprio hotspot, oppure viene utilizzata una dal debole livello di sicurezza. Chiunque può collegarsi facilmente all’hotspot se questo non è protetto da password o ne ha una debole.

Proteggersi dal wi-fi piggybacking

Proteggere la propria rete Wi-Fi da accessi non autorizzati è essenziale per garantire la sicurezza dei dati e delle attività svolte online.
Il Wi-Fi piggybacking, ossia l’accesso non autorizzato alla rete da parte di utenti esterni, non solo può rallentare la connessione ma può anche mettere a rischio la privacy e l’integrità dei dispositivi connessi. Fortunatamente, esistono diverse misure che possono aiutare a rafforzare la sicurezza della rete Wi-Fi e impedire tentativi di accesso non autorizzato.

Utilizzare una crittografia sicura

Per proteggere la rete, assicurati di utilizzare WPA3, se disponibile o almeno WPA2. Questi protocolli offrono un livello di sicurezza elevato rispetto a WPA e WEP, ormai considerati vulnerabili. Configura una password complessa, composta da lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali, e cambia regolarmente le credenziali di accesso.

Disattivare il WPS

Il Wi-Fi Protected Setup (WPS) può rappresentare un punto di debolezza.
Disattivare questa funzione tramite l’interfaccia del router riduce il rischio di accessi non autorizzati che sfruttano questa vulnerabilità.

Monitorare i dispositivi connessi

Controlla regolarmente l’elenco dei dispositivi connessi tramite l’interfaccia di amministrazione del router.
Se trovi dispositivi non autorizzati, bloccali immediatamente o modifica le credenziali di rete per escluderli.

Abilitare il filtro MAC

Il filtro MAC permette di limitare l’accesso alla rete ai soli dispositivi autorizzati.
Sebbene non sia un metodo infallibile, poiché gli attaccanti possono clonare un MAC autorizzato, fornisce un ulteriore livello di controllo sugli accessi.

Aggiornare il firmware del router

Aggiornare regolarmente il firmware del router è essenziale per correggere eventuali vulnerabilità note e migliorare la sicurezza della rete.
Consulta le istruzioni del produttore per eseguire aggiornamenti firmware in modo sicuro.

Creare una rete guest per gli ospiti

In contesti aziendali o in ambienti con frequenti accessi ospiti, configura una rete guest separata dalla rete principale.
In questo modo, gli ospiti potranno accedere a Internet senza compromettere la sicurezza dei dispositivi interni della rete principale.



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