Hai appena ricevuto un messaggio o una chiamata WhatsApp da un numero con prefisso strano — +22, +225, +234 o simili — e ti stai chiedendo se si tratta di una truffa? La risposta breve è: quasi sempre sì. Si tratta della cosiddetta truffa Costa d’Avorio, una frode internazionale che da anni colpisce gli utenti italiani delle piattaforme di compravendita online come Subito.it, Facebook Marketplace, Vinted e Kijiji.
Negli ultimi anni questa truffa ha cambiato pelle: ai classici messaggi via email si sono affiancati contatti diretti tramite WhatsApp e Telegram, con numeri provenienti da Costa d’Avorio, Nigeria, Mali e altri paesi africani. La pericolosità sta nella rapidità con cui questi numeri vengono cambiati e nell’efficacia del meccanismo psicologico utilizzato per estorcere denaro alle vittime.
In questa guida aggiornata al 2026 vediamo nel dettaglio quali sono i prefissi a rischio, come riconoscere in tempo la truffa, come si svolge passo per passo e cosa fare se hai già fornito dati o effettuato pagamenti.
- Come capire se un prefisso WhatsApp è una truffa
- Tabella dei prefissi internazionali a rischio
- Cos’è la truffa Costa d’Avorio (UEMOA)
- Le fasi della truffa Costa d’Avorio via WhatsApp
- Truffe WhatsApp 2026: oltre la Costa d’Avorio
- Come difendersi: i segnali da riconoscere
- Cosa fare se sei stato vittima della truffa

Come capire se un prefisso WhatsApp è una truffa
Se hai ricevuto un messaggio o una chiamata WhatsApp da un numero internazionale sconosciuto, ci sono tre verifiche immediate da fare per capire se si tratta di un tentativo di truffa.
Primo: controlla il prefisso. I prefissi più utilizzati dai truffatori sono quelli che iniziano con +22 (Costa d’Avorio, Mali, Burkina Faso), +234 (Nigeria), +233 (Ghana), +27 (Sudafrica) e talvolta +44 (Regno Unito, in caso di spoofing). Se il numero non ti dice nulla e proviene da uno di questi paesi, la probabilità che sia una truffa è altissima.
Secondo: chiediti se hai un motivo legittimo per ricevere quel contatto. Aspetti davvero una chiamata o un messaggio da un contatto in Africa occidentale o in Nigeria? Se la risposta è no, e il messaggio fa riferimento a un annuncio che hai pubblicato online o a una transazione “in corso”, è quasi certamente phishing.
Terzo: osserva il tono e il contenuto del messaggio. I truffatori usano quasi sempre uno dei seguenti pattern: italiano sgrammaticato o tradotto automaticamente, urgenza eccessiva, richiesta di spostare la conversazione su altri canali (email, Telegram, SMS), interesse immediato senza contrattazione sul prezzo dell’oggetto in vendita.
Se almeno due di questi tre segnali sono presenti, la cosa più sicura è non rispondere, bloccare il numero e segnalarlo come spam direttamente da WhatsApp.
Tabella dei prefissi internazionali a rischio
Ecco una panoramica dei prefissi telefonici più utilizzati nelle truffe WhatsApp ai danni di utenti italiani. La presenza del prefisso non significa automaticamente che si tratti di una truffa, ma se ricevi un messaggio non sollecitato da uno di questi numeri, mantieni la massima cautela.
| Prefisso | Paese | Tipologia di truffa più diffusa |
|---|---|---|
| +225 | Costa d’Avorio | Truffa UEMOA, finto bonifico, tassa di sblocco |
| +223 | Mali | Variante della truffa Costa d’Avorio |
| +226 | Burkina Faso | Variante della truffa Costa d’Avorio |
| +234 / +2349 | Nigeria | Truffa nigeriana, falsi acquisti, eredità inesistenti |
| +233 | Ghana | Truffa sentimentale, finti investimenti |
| +27 | Sudafrica | Truffe crypto, finti investimenti |
| +44 / +447 | Regno Unito (spoofing) | Falsi corrieri, finte notifiche Royal Mail / NHS |
| +1 (non identificati) | USA / Canada | Robocall, truffe crypto, finti supporti tecnici |
Va precisato che non tutti i contatti da questi prefissi sono truffaldini: si tratta di paesi reali con cittadini e aziende legittime. Il segnale d’allarme è la combinazione tra prefisso internazionale + contatto non sollecitato + riferimento a una transazione economica.
Cos’è la truffa Costa d’Avorio (UEMOA)
La truffa Costa d’Avorio, conosciuta anche come truffa UEMOA (dal nome dell’Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale), è una frode online che mira a ottenere denaro dalle vittime attraverso il pretesto dello sblocco di un falso bonifico bancario internazionale.
Il meccanismo è sempre lo stesso. I truffatori contattano un utente che ha pubblicato un annuncio su una piattaforma di compravendita (Subito.it, Facebook Marketplace, Vinted, eBay) fingendosi interessati all’acquisto. Dopo aver ottenuto la fiducia del venditore, dichiarano di voler effettuare il pagamento con un bonifico dall’estero e introducono il pretesto della tassa UEMOA: una presunta imposta nazionale che il venditore dovrebbe anticipare per “sbloccare” il pagamento, con la promessa di un rimborso che ovviamente non arriverà mai.
L’Ambasciata italiana in Costa d’Avorio riceve regolarmente segnalazioni di questo tipo di frode da parte di cittadini e piccole imprese italiane. Secondo la Polizia Postale, dietro queste truffe operano bande criminali specializzate, per lo più di origine nigeriana, prive di una sede fissa e che cambiano continuamente identità e numeri di telefono.
Il motivo per cui questa truffa è così difficile da contrastare è anche tecnico: in Costa d’Avorio è possibile acquistare SIM telefoniche in modo praticamente illimitato, a costi molto bassi e senza dover fornire documenti d’identità. Quando una truffa viene portata a termine, il truffatore butta via la SIM e ne acquista una nuova, rendendo quasi impossibile risalire al destinatario finale del denaro estorto.
Le fasi della truffa Costa d’Avorio via WhatsApp
Vediamo nel dettaglio come si svolge una truffa Costa d’Avorio quando il canale di contatto è WhatsApp. Il copione è ricorrente e riconoscerlo permette di interrompere la frode prima che si concretizzi.
Fase 1 — La ricerca della vittima
Il truffatore individua la potenziale vittima attraverso i siti di compravendita online più popolari. Solitamente si tratta di un utente regolare che ha realmente messo in vendita un oggetto di un certo valore: la scelta del target è del tutto casuale e sono stati colpiti venditori di auto, mobili, apparecchiature elettroniche, immobili in affitto e molto altro.
Fase 2 — Il primo contatto
L’utente viene contattato direttamente su WhatsApp (o, in alternativa, via email) da un numero con prefisso internazionale. Il messaggio è quasi sempre in italiano impreciso o tradotto automaticamente e mostra un interesse immediato per l’annuncio, senza richiedere informazioni aggiuntive e senza tentare di contrattare il prezzo. Il truffatore introduce subito una “storia”: dice di trovarsi in Costa d’Avorio per motivi di lavoro o familiari, e di voler procedere all’acquisto con un bonifico internazionale.
Fase 3 — La trappola della tassa UEMOA
Dopo aver ottenuto la fiducia del venditore, il truffatore spiega che per effettuare il bonifico dalla Costa d’Avorio sarà necessario pagare una tassa nazionale (UEMOA) proporzionale all’importo della transazione. Chiede al venditore di fornire una serie di dati personali: carta d’identità, IBAN, codice SWIFT, nome della banca, numero di telefono e prezzo finale della merce.
A questo punto suggerisce di pagare la tassa tramite Western Union o MoneyGram, circuiti di money transfer praticamente irrintracciabili una volta completato il versamento. Si tratta di servizi legittimi e diffusi in tutto il mondo, ma il rischio di frode è particolarmente alto perché, una volta inviato il denaro, è quasi impossibile risalire a chi lo ha effettivamente incassato.
Fase 4 — La pressione e le minacce
Se la vittima esita, i truffatori intensificano la pressione. Per rendere la storia credibile inviano via WhatsApp o email documenti d’identità falsificati, finte comunicazioni di funzionari bancari o ricevute di pagamenti mai avvenuti. Promettono il rimborso della tassa UEMOA non appena il bonifico sarà sbloccato. Se nemmeno questo funziona, passano a minacce vere e proprie, sostenendo che il rifiuto di pagare comporterebbe la violazione di accordi internazionali o conseguenze legali.
Nel caso la truffa vada a buon fine, sia il numero WhatsApp che eventuali indirizzi email vengono immediatamente disattivati, rendendo impossibile rintracciare il truffatore.
Truffe WhatsApp 2026: oltre la Costa d’Avorio
Negli ultimi anni la geografia delle truffe via WhatsApp si è estesa ben oltre la Costa d’Avorio. Le bande criminali hanno diversificato sia i paesi di origine dei numeri sia le tipologie di frode. Ecco le varianti più diffuse oggi.

Truffa nigeriana via WhatsApp (prefisso +234)
È la “sorella maggiore” della truffa Costa d’Avorio, con cui condivide la struttura generale ma applicata a contesti diversi. Le varianti più comuni includono finti acquisti di oggetti in vendita online, finte eredità da parenti sconosciuti (la classica “lettera del principe nigeriano” in versione moderna), finti investimenti in criptovalute e cosiddette “truffe sentimentali” in cui il truffatore costruisce una relazione affettiva fittizia prima di chiedere denaro per emergenze inventate.
Truffe via Telegram
Telegram è diventato negli ultimi anni un canale parallelo a WhatsApp, particolarmente sfruttato per le truffe legate agli investimenti: gruppi fasulli di “trading signals”, finti consulenti finanziari che promettono rendimenti garantiti, schemi piramidali camuffati da opportunità di guadagno. Il vantaggio per i truffatori è la maggiore privacy della piattaforma e la possibilità di operare attraverso canali con migliaia di iscritti, dando l’illusione di una community legittima.
WhatsApp Business e account verificati falsi
Una variante più sofisticata sfrutta gli account WhatsApp Business per dare un’apparenza di professionalità. I truffatori creano profili con loghi aziendali realistici, descrizioni curate e a volte addirittura il badge verde di verifica falsificato attraverso emoji o personalizzazioni del nome. Questo tipo di truffa è particolarmente insidioso perché sfrutta la fiducia che gli utenti ripongono negli account “verificati” delle piattaforme social.
Spoofing del prefisso italiano
La variante più recente non utilizza prefissi esteri ma numeri italiani contraffatti. Attraverso tecniche di spoofing telefonico, i truffatori fanno apparire sul display della vittima un numero italiano (spesso con prefisso 02, 06 o un numero di cellulare apparentemente normale), quando in realtà la chiamata o il messaggio arriva da un server estero. Questo rende il filtro basato sul “prefisso strano” meno efficace e richiede di prestare attenzione anche al contenuto del messaggio, non solo al mittente.
Come difendersi: i segnali da riconoscere
Smascherare la truffa Costa d’Avorio e le sue varianti non è particolarmente difficile, a patto di conoscere i segnali di pericolo e di non lasciarsi guidare dall’urgenza o dalla pressione psicologica. Ecco le regole d’oro.
Non fornire mai dati personali o bancari a contatti non verificati. IBAN, codice SWIFT, numero di carta d’identità, foto del documento: nessuno di questi dati dovrebbe essere condiviso con un acquirente che non sia stato verificato attraverso i canali ufficiali della piattaforma. Tieni presente che anche solo l’IBAN, in mano a persone malintenzionate, può essere utilizzato per addebiti SEPA fraudolenti.
Non inviare mai denaro per “sbloccare” un pagamento in arrivo. Nessuna banca legittima richiede al destinatario di un bonifico di anticipare tasse o commissioni. Se ti viene chiesto di farlo, la transazione non esiste: stai per essere truffato.
Diffida dei pagamenti tramite Western Union o MoneyGram. Sono circuiti legittimi ma usati prevalentemente dai truffatori proprio perché irrintracciabili. Nessuna compravendita seria tra privati si conclude con questi metodi: insistere su Western Union è un segnale d’allarme quasi inequivocabile.
Diffida dell’urgenza. “Devi pagare entro oggi”, “Mio padre è in ospedale”, “Il bonifico scade domani”: l’urgenza è lo strumento principale dei truffatori per impedirti di riflettere. Una transazione legittima può sempre attendere il tempo necessario per le verifiche.
Verifica sempre il bonifico ricevuto. Prima di consegnare la merce o pagare qualsiasi cifra, verifica con la tua banca che il bonifico sia stato effettivamente accreditato, non solo “in arrivo” o “in lavorazione”. I bonifici possono essere stornati anche giorni dopo la notifica.
Resta sempre all’interno della piattaforma. Se un acquirente ti propone di continuare la trattativa su WhatsApp, Telegram o email “per comodità”, è quasi certamente perché vuole sottrarsi al controllo della piattaforma stessa. Le chat ufficiali (di Subito.it, Vinted, Facebook Marketplace) sono monitorate e tracciate: spostarsi fuori significa rinunciare a qualsiasi forma di tutela.
Cosa fare se sei stato vittima della truffa
Se ti sei accorto troppo tardi e hai già fornito dati personali o effettuato un pagamento, la cosa più importante è agire rapidamente. Ecco i passi da seguire, in ordine di priorità.
1. Interrompi ogni comunicazione con il truffatore. Non rispondere a ulteriori messaggi, blocca il numero su WhatsApp e segnalalo come spam. Conserva però tutti gli screenshot delle conversazioni, perché saranno fondamentali per la denuncia.
2. Contatta immediatamente la tua banca. Se hai effettuato un bonifico tramite Western Union, MoneyGram o un trasferimento bancario, contatta la banca o l’operatore di money transfer entro il più breve tempo possibile: in alcuni casi, se il denaro non è ancora stato riscosso, è possibile bloccare la transazione. Se hai fornito i dati della carta, chiedi il blocco immediato e l’emissione di una nuova.
3. Sporgi denuncia alla Polizia Postale. La denuncia si può presentare presso qualsiasi commissariato o, in modalità completamente online, sul portale ufficiale Commissariato di P.S. Online. Per la denuncia ti serviranno: gli screenshot delle conversazioni WhatsApp, le ricevute dei pagamenti effettuati, eventuali email ricevute, il numero WhatsApp del truffatore.
4. Segnala il numero a WhatsApp. Apri la chat con il truffatore, tocca il nome in alto e seleziona “Segnala”. WhatsApp può chiudere l’account e contribuisce così a proteggere altri potenziali bersagli.
5. Segnala alla piattaforma di compravendita. Se il primo contatto è avvenuto attraverso Subito.it, Vinted, Facebook Marketplace o altri portali, segnala il truffatore al servizio assistenza della piattaforma: il numero verrà aggiunto alle liste di blocco interne.
6. Contatta l’Ambasciata italiana ad Abidjan (se la truffa è collegata alla Costa d’Avorio). L’Ambasciata mantiene un registro delle segnalazioni e collabora con le autorità locali. I contatti aggiornati sono disponibili sul sito ufficiale del Ministero degli Affari Esteri.
Ricorda infine che il recupero del denaro è raramente possibile una volta che il pagamento è stato effettuato e incassato. La denuncia serve soprattutto a contribuire alle indagini collettive contro queste bande criminali e a proteggere altri utenti, attraverso il blocco di numeri, IBAN e identità coinvolte.
Proteggere la tua azienda dalle truffe via WhatsApp e messaggistica
La truffa Costa d’Avorio colpisce principalmente i privati, ma le stesse tecniche di social engineering — italiano impreciso, urgenza simulata, falsi documenti, richieste di dati bancari — vengono usate quotidianamente anche contro le aziende italiane attraverso WhatsApp Business, email aziendali contraffatte e finte comunicazioni da fornitori. Un singolo dipendente che cade nella trappola può aprire la porta a frodi da decine o centinaia di migliaia di euro (le cosiddette truffe BEC, Business Email Compromise).
Per le imprese, difendersi richiede tecnologia, processi e soprattutto formazione continua del personale: il fattore umano resta l’anello debole della catena di sicurezza informatica.



