Backup e Disaster Recovery non sono sinonimi: si tratta di due termini connessi che però indicano concetti differenti.

Il backup lo conosciamo tutti: è quel processo di creazione di copie dei file che dovremmo mettere in atto periodicamente. Ma regolarmente ci dimentichiamo di farlo, salvo poi piangere lacrime amare quando perdiamo tutti i dati del dispositivo. E questo accade per malfunzionamenti meccanici del computer, guasti o anche attacchi informatici. Il Disaster Recovery, invece, è il piano che permette di ripristinare rapidamente sistemi e operatività dopo un evento critico, sfruttando anche le copie di backup disponibili.

  1. Che cos’è il backup?
  2. Che cos’è il Disaster Recovery?
  3. Quali sono le principali differenze fra backup e Disaster Recovery?
  4. Cosa succede in assenza di backup e piani di Disaster Recovery?
  5. Perché è importante implementare un piano di Disaster Recovery?
differenza tra backup e disaster recovery la guida del 2026

Che cos’è il backup?

Iniziamo dal backup: si tratta della creazione di copie dei dati eseguita per poter ripristinare i dati originali in caso di cancellazione o disastro critico. Il backup può consistere in una copia fisica delle informazioni su un altro dispositivo oppure in una copia archiviata in una posizione differente. In linea teorica la frequenza di backup consigliata, soprattutto per dati importanti, è giornaliera. Il tipo di soluzione scelta dipenderà da diversi fattori: natura delle informazioni da proteggere, volume dei dati, tipologia di infrastruttura e velocità richiesta per il recupero.

Esistono diversi tipi di backup. Per esempio, c’è il backup su cloud. I dati vengono copiati in posizioni sicure su internet, eliminando così la necessità di avere sistemi hardware esterni. Il ripristino dei dati, in questo caso, può avvenire da qualsiasi computer, laptop o smartphone. Per quanto riguarda il costo, dipende dalla quantità di dati archiviati e dal tipo di servizio prescelto. Inoltre i tempi di recupero potrebbero dilatarsi. Va anche considerato che, in assenza di connessione a internet, sarà impossibile recuperare le informazioni.

Il metodo tradizionale è quello del backup locale. Si effettua una copia periodica dei dati su dischi locali o nastri. Questi supporti sono poi archiviati fuori dalla sede principale. Costa a livello di hardware e infrastrutture (serve spazio) ma ha il vantaggio di non richiedere la connessione a internet per accedere ai dati.

Che cos’è il Disaster Recovery?

Il Disaster Recovery (acronimo DR) è il piano che permetterà di ripristinare l’infrastruttura IT, i sistemi e i servizi aziendali dopo un evento critico. Per creare questo piano è necessario soffermarsi su alcuni punti chiave:

  • Identificare quei sistemi chiave che permettono all’azienda di procedere operativamente;
  • Stabilire per quanto tempo l’azienda può operare se questi sistemi chiave si fermano;
  • Stabilire quali siano i dati che l’azienda può o non può perdere;
  • Valutare se le procedure di Disaster Recovery debbano essere attivate manualmente o automaticamente;
  • Stabilire quale sia il processo di ripristino messo in atto dalle procedure di Disaster Recovery.

Il piano DR potrebbe prevedere il ripristino dei sistemi partendo dai backup. Ma non solo: il suo obiettivo è anche ridurre i tempi di inattività e minimizzare la perdita di dati. Volendo poi fare un’ulteriore distinzione, il DR si concentra sul ripristino dei sistemi e dei dati IT a seguito di un disastro. La Business Continuity, invece, punta soprattutto al mantenimento delle operazioni aziendali in caso di eventi disastrosi e catastrofici. In quest’ottica, il DR è una parte importante della Business Continuity.

I termini specifici del Disaster Recovery

Come tutte le procedure di sicurezza, anche il Disaster Recovery non è esente da una terminologia specifica.
Per esempio, si parla di recovery time objective (RTO) per indicare il tempo necessario a ripristinare le normali operazioni dell’azienda dopo un evento critico. Da non confondere con il recovery point objective (RPO), che indica invece la quantità massima di dati che ci si può permettere di perdere (misurata come intervallo di tempo) in caso di disastro informatico.

Con il termine ripristino, invece, si indica il processo che permette di trasferire i dati di backup al sistema primario. Questo significa che fa più parte del backup che del Disaster Recovery. Il failover è quel processo di Disaster Recovery che permette di trasferire automaticamente le attività ai sistemi di backup. C’è poi il failback, cioè il processo di Disaster Recovery che permette di tornare al sistema originario.

Quali sono le principali differenze fra backup e Disaster Recovery?

Per semplificare, il backup è la copia periodica dei dati che permette il recupero dei singoli file. Il Disaster Recovery, invece, è il piano complessivo che permette di ripristinare tutta l’infrastruttura IT di un’azienda, garantendo la continuità operativa a seguito di eventi critici.

I punti chiave del backup sono:

  • salva le singole informazioni;
  • protegge dalla perdita di dati (anche in caso di cancellazione accidentale);
  • può riguardare file specifici;
  • ha tempi di ripristino più lunghi;
  • può essere eseguito giornalmente.

Invece, i punti chiave del Disaster Recovery sono:

  • ripristina le attività aziendali;
  • protegge l’azienda dall’inattività operativa (anche a seguito di disastri, guasti o attacchi ransomware).
  • coinvolge interi sistemi;
  • permette tempi di ripristino più rapidi;
  • può prevedere replica e sincronizzazione continue dei sistemi.

Cosa succede in assenza di backup e piani di Disaster Recovery?

Avere un backup non significa automaticamente essere protetti da disastri informatici. Senza un piano di Disaster Recovery, infatti, il ripristino dei sistemi potrebbe richiedere tempi troppo lunghi per garantire la continuità operativa dell’azienda. Senza backup periodici e senza predisporre un piano di Disaster Recovery, le aziende rischiano blocchi operativi prolungati e la perdita irreversibile di informazioni importanti. E questo vale sia in caso di cyberattacchi sia di guasti tecnici o di calamità naturali.

Ciò provoca conseguenze economiche e reputazionali che, nei casi più gravi, possono mettere a rischio la continuità dell’attività, fino alla sua chiusura. Ma anche per il singolo utente perdere tutti i dati per il mancato backup dei file potrebbe comportare ingenti problemi: la sparizione di database, file e documenti importanti.

In alcuni casi, poi, i cybercriminali sferrano attacchi ransomware che colpiscono proprio i backup per primi. Se non si hanno a disposizione altri backup, i malintenzionati potrebbero chiedere il pagamento di un riscatto per consentire il recupero dei dati o la decrittazione dei sistemi compromessi.

Perché è importante implementare un piano di Disaster Recovery?

Predisporre piani di backup e di Disaster Recovery è fondamentale per gli utenti e le aziende. L’importanza dei dati viene spesso sottovalutata fino a quando un eventuale disastro non causa la loro totale perdita. Avere un backup non equivale ad avere un piano di Disaster Recovery. Il backup protegge i dati, mentre il Disaster Recovery protegge la continuità operativa dell’azienda.

Creare soluzioni di backup e di Disaster Recovery vuol dire garantire che le informazioni aziendali possano essere salvate sia su dispositivi esterni sia nel cloud. Così, in caso di eventi critici, l’azienda sarà protetta dal blocco totale dell’operatività e potrà recuperare rapidamente le risorse essenziali per la continuità del business.

Backup e Disaster Recovery non si improvvisano: vanno progettati sulle reali esigenze di un’azienda.

Onorato Informatica protegge le imprese italiane da oltre 20 anni, con più di 5.000 clienti, certificazioni ISO 9001 e ISO 27001 e un SOC attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Analizziamo la tua infrastruttura e ti diciamo, senza giri di parole, quali tecnologie ti servono davvero e quali no.

Richiedi una consulenza



    Dichiaro di aver letto e compreso l'Informativa sul trattamento dei dati