Recupero dati dopo un attacco informatico
I server sono fermi, i file non si aprono, il backup potrebbe essere stato colpito anche lui. La prima cosa che serve non è una promessa: è sapere che cosa è ancora recuperabile.
Analizziamo i supporti compromessi e ti diciamo su cosa si può lavorare, con quali tecniche e in quanto tempo. Poi interveniamo con il metodo meno invasivo per riportare indietro tutto il possibile.
Server fisici e virtuali, NAS, sistemi RAID, dischi e unità SSD.
Quando anche il backup è stato colpito
Gli attacchi ransomware moderni non cifrano soltanto i dati di produzione. Cercano prima le copie di sicurezza, perché un’azienda che può ripristinare non ha motivo di trattare.
Volumi resi invisibili sui NAS, snapshot cancellati, repository di backup resi inutilizzabili, RAID interrotti a metà ricostruzione: sono gli scenari che troviamo più spesso, e sono quelli in cui l’azienda scopre di non avere una via d’uscita immediata.
In questi casi il recupero non è un’operazione di routine. Richiede di lavorare direttamente sui supporti, ricostruire strutture danneggiate e riportare alla luce dati che il sistema operativo non vede più.
Su cosa interveniamo
- Server fisici e ambienti virtualizzati
- NAS e sistemi RAID
- Dischi rigidi e unità SSD
- Volumi occultati o non più montabili
- Repository di backup compromessi
- Configurazioni multi-disco interrotte
Il servizio è riservato alle imprese: per le richieste da privati non è previsto un supporto.
Recupero dati e gestione dell’incidente: perché servono insieme
Un laboratorio di recupero dati ti restituisce quello che riesce a estrarre dai supporti. È il suo mestiere e lo fa bene.
Ma un’azienda appena attaccata ha altre tre domande urgenti, e nessuna riguarda i file: da dove è entrato, cosa è uscito, cosa devo notificare e a chi.
Onorato Informatica è un’azienda di sicurezza informatica. Al recupero affianchiamo l’analisi del punto di ingresso con un Vulnerability Assessment, la ricostruzione documentata dell’accaduto per gli adempimenti verso il Garante e per gli obblighi della direttiva NIS2, e il monitoraggio del nostro SOC attivo 24 ore su 24 che impedisce il secondo attacco.
Con le competenze di laboratorio a supporto, dove lo scenario le richiede.
Perché rivolgersi a noi
Nessuna operazione prima dell’analisi. Sappiamo su cosa stiamo lavorando prima di toccare qualsiasi supporto.
Metodo meno invasivo. Ogni tecnica viene scelta per non compromettere i dati residui.
Nessuna variabile in corsa. Il valore dell’intervento viene stabilito dopo la diagnosi e non cambia più.
ISO 9001 e ISO 27001. La riservatezza dei dati trattati è un processo certificato da un ente terzo, non una dichiarazione.
Soci CLUSIT e ISACA.
Il servizio è riservato alle imprese: per le richieste da privati non è previsto un supporto.
COME SI SVOLGE L’INTERVENTO
Analisi diagnostica. Valutiamo l’integrità dei file presenti sui supporti e l’entità reale del danno. Identifichiamo le aree compromesse e quelle intatte, e stabiliamo quali tecniche sono applicabili senza rischi per i dati residui.
Recupero. Interveniamo con il metodo meno invasivo tra quelli praticabili per lo scenario specifico, riportando i file nella migliore condizione ottenibile.
Riconsegna. I dati recuperati vengono restituiti in forma utilizzabile, con l’indicazione precisa di cosa è stato ripristinato.
Nessuna operazione viene avviata prima di sapere su cosa si sta lavorando.
COSA SUCCEDE DOPO IL RECUPERO
Recuperare i file risolve metà del problema. L’altra metà è capire da dove è entrato l’attaccante e per quanto tempo è rimasto nell’infrastruttura prima di agire: nella maggior parte dei casi si tratta di settimane, non di giorni.
Se il punto di ingresso resta aperto, il secondo attacco arriva. Per questo la fase successiva prevede l’analisi delle vulnerabilità rimaste scoperte e la ricostruzione documentata dell’accaduto, che serve anche per gli adempimenti verso il Garante e per gli obblighi di segnalazione previsti dalla direttiva NIS2.
I tempi degli adempimenti corrono dalla scoperta dell’attacco, non dal ripristino dei sistemi.
GLI OBBLIGHI CHE SCATTANO DOPO L’ATTACCO
I tempi degli adempimenti decorrono dalla scoperta dell’attacco, non dal ripristino dei sistemi.
Se sono coinvolti dati personali, la notifica al Garante va valutata entro 72 ore. Per le aziende soggette alla direttiva NIS2 valgono obblighi ulteriori di segnalazione all’autorità competente, con tempistiche proprie e più stringenti.
In entrambi i casi serve sapere cosa è accaduto e quali dati sono stati coinvolti: informazioni che nessuno possiede nelle prime ore e che l’analisi dei supporti ricostruisce in forma documentata.
Il servizio è riservato alle imprese.
DOMANDE FREQUENTI
SUL RECUPERO DATI
Quali dati riuscite a recuperare?
L’esito dipende dallo stato effettivo dei supporti, ed è la ragione per cui l’analisi diagnostica precede sempre l’intervento. Al termine sappiamo con precisione su cosa è possibile lavorare e con quali tecniche. Lo diciamo prima di iniziare, non dopo.
Su quali dispositivi intervenite?
Server fisici e ambienti virtualizzati, NAS e sistemi RAID, dischi rigidi e unità SSD. Rientrano nel perimetro anche gli scenari più complessi: volumi occultati, configurazioni multi-disco interrotte e repository di backup compromessi durante l’attacco.
Quanto tempo richiede l’intervento?
L’analisi diagnostica è la fase più rapida e permette di stimare i tempi complessivi prima di procedere. La durata del recupero dipende dal numero di supporti coinvolti e dal tipo di danno rilevato.
Serve avere un backup?
No. Il recupero lavora sui supporti compromessi, a prescindere dall’esistenza di copie. Quando un backup integro esiste semplifica il lavoro e riduce i tempi, ma la sua assenza non preclude l’intervento.
Intervenite anche se l’attacco risale a settimane fa?
Sì. Il fattore determinante non è il tempo trascorso, ma cosa è stato fatto sui supporti nel frattempo: le operazioni di ripristino improvvisate sono spesso ciò che rende il recupero più difficile. Se i dispositivi sono rimasti fermi, la situazione è sostanzialmente invariata rispetto al giorno dell’attacco: qui trovi cosa fare nelle prime ore dopo un attacco ransomware.
I dati restano riservati?
Sì. L’accesso è limitato al personale tecnico coinvolto nell’intervento e il trattamento avviene in conformità alle normative sulla protezione dei dati. Onorato Informatica è certificata ISO 27001 per la sicurezza nella gestione delle informazioni.
ONORATO INFORMATICA
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Proteggiamo le imprese italiane da oltre 20 anni: più di 5.000 clienti, oltre 1 milione di attacchi sventati, un SOC attivo 24/7 e certificazioni ISO 9001 e ISO 27001. Siamo soci CLUSIT e ISACA.
Compila il form e raccontaci cosa è successo: analizziamo i supporti compromessi e ti diciamo su cosa si può ancora lavorare, con quali tecniche e in quanto tempo. Nessuna operazione viene avviata prima dell’analisi.
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