I grey hat hacker rappresentano una figura ambigua e complessa.
Questi esperti di sicurezza informatica si posizionano tra i benevoli white hat e i malintenzionati black hat, operando spesso senza autorizzazione ma con l’intento di migliorare la sicurezza.
Pur non avendo intenti distruttivi, spesso i grey hat hacker violano le leggi o gli standard etici per testare la sicurezza dei sistemi senza l’esplicito consenso dei proprietari. Questa loro peculiarità li rende figure di grande interesse ma anche di controversia nel campo della sicurezza informatica.
Attraverso le caratterisiche dei grey hat, esploreremo come le loro azioni possano sia migliorare la sicurezza globale che sollevare questioni legali ed etiche.

grey hat hacker

Chi sono i Grey Hat Hacker?

I grey hat hacker sono professionisti della sicurezza che, pur non avendo intenzioni malevole, a volte violano le leggi o gli standard etici per scoprire vulnerabilità.
La loro azione si colloca in una zona grigia: non cercano di trarre profitto dalle loro scoperte, come i black hat, né agiscono sempre con permesso, come i white hat. Questi hacker spesso agiscono per il puro stimolo intellettuale o per la sfida di rompere sistemi complessi e sicuri, ma con il fine ultimo di migliorare la sicurezza.

Essi si distinguono per la loro capacità di navigare nelle acque turbolente tra legalità e illegalità, spesso agendo senza una chiara autorizzazione ma sempre evitando di causare danni diretti. La loro filosofia si basa sull’idea che per migliorare la sicurezza di un sistema è necessario testarne i limiti, cosa che non sempre può avvenire nei confini di un consenso esplicito.

I grey hat possono decidere di rendere pubbliche le vulnerabilità scoperte se ritengono che ciò possa spingere le aziende a agire con più rapidità nella correzione, o possono contattare direttamente le organizzazioni per informarle delle lacune trovate, a volte anche offrendo di risolverle, possibilmente per una ricompensa. Questo modo di operare può aprire dibattiti sull’etica delle loro azioni, dato che il confine tra aiutare e ricattare può essere sottile.

Inoltre, mentre la loro intenzione principale non è il guadagno personale, il loro lavoro può occasionalmente portarli in situazioni di conflitto legale, dato che l’accesso non autorizzato ai sistemi informatici è generalmente considerato illegale in molti paesi. Nonostante ciò, la loro presenza nel mondo della sicurezza informatica è spesso vista come cruciale, in quanto espongono falle che potrebbero altrimenti rimanere nascoste fino a quando non fosse troppo tardi.

Il contributo dei Grey Hat alla sicurezza informatica

Nonostante la natura discutibile delle loro operazioni, i grey hat contribuiscono significativamente ad accrescere le conoscenze nel settore della sicurezza informatica. Il loro lavoro aiuta a identificare e correggere vulnerabilità che altrimenti potrebbero rimanere non rilevate.
Questi hacker spesso agiscono mosso da un desiderio di migliorare la sicurezza online, piuttosto che da motivi egoistici o finanziari.
I grey hat hacker occupano una posizione unica nel panorama della sicurezza informatica.
Mentre il loro approccio può essere visto come un tentativo proattivo di migliorare la sicurezza, la loro mancanza di autorizzazione pone seri interrogativi sulla loro eticità. Il dibattito su come questi hacker dovrebbero essere regolamentati continua, riflettendo la sfida di bilanciare sicurezza, etica e legalità.

Esempio di storie di hacker gray hat

Un caso emblematico che illustra l’ambiguità e le complessità dell’azione dei grey hat hacker è quello di Khalil Shreateh, avvenuto in agosto nel 2013.
Shreateh, un ricercatore di sicurezza informatica al tempo disoccupato, riuscì a violare la pagina Facebook di Mark Zuckerberg.
La sua intenzione non era danneggiare o trarre profitto dall’incursione, ma piuttosto evidenziare una vulnerabilità critica che aveva scoperto: questa permetteva di pubblicare post sulle pagine di qualsiasi utente Facebook senza consenso.

Dopo aver segnalato il bug a Facebook e ricevuto risposte insoddisfacenti — gli era stato detto che il problema non costituiva un bug — Shreateh decise di dimostrare la gravità della vulnerabilità agendo direttamente sulla pagina di Zuckerberg.

L’incidente spinse Facebook a rivedere la sua posizione e a correggere rapidamente il bug, impedendo che potesse diventare uno strumento nelle mani di spammer o altri attori malintenzionati. Tuttavia, a causa della violazione dei termini di servizio di Facebook, Shreateh non ricevette alcuna ricompensa dal programma white hat dell’azienda, che premia coloro che segnalano problemi di sicurezza in modo responsabile.