La proposta Chat Control divide l’UE. Tutela dei minori, crittografia end-to-end e rischio di sorveglianza sulle comunicazioni private.

Proposta normativa dell’UE per contrastare la diffusione online di materiale pedopornografico, Chat Control si presenta come una soluzione di compromesso che, di fatto, ridefinisce la struttura stessa della comunicazione digitale nel Vecchio Continente. La vera sfida per i 27 Stati membri diventa così individuare un punto di equilibrio tra la tutela dei minori e la difesa dei diritti fondamentali, a partire da libertà e privacy.

  1. L’Europa contro gli abusi sui minori online
  2. Attacco alla crittografia: l’effetto backdoor
  3. I dubbi dell’Italia sulla normativa Chat Control
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L’Europa contro gli abusi sui minori online

Nel novembre 2025 i rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione europea, con la Danimarca in prima linea, hanno dato un primo via libera alla proposta di legge nota come Chat Control, pensata per prevenire e contrastare la diffusione online di materiale pedopornografico (CSAMChild sexual abuse material). Dopo anni di trattative complesse, il Consiglio ha così raggiunto un accordo che consente l’avvio del confronto con il Parlamento europeo.

Il nuovo testo interviene su un dossier rimasto a lungo in stallo, fin dal 2022, a causa delle forti perplessità sollevate da esperti e autorità in materia di privacy. Una questione che si colloca al crocevia tra tutela dei minori, sicurezza e cybersecurity.

Tuttavia, alcuni Stati membri, tra i quali l’Italia, e numerose organizzazioni non governative hanno espresso preoccupazioni riguardo il rischio che le misure previste aprissero la strada a forme di sorveglianza di massa. In questo senso, il “no” iniziale della Germania e la pressione esercitata dai garanti europei per la protezione dei dati, hanno portato a una revisione del testo. Il risultato finale è divenuto noto come “Chat Control 2.0”.

Attacco alla crittografia: l’effetto backdoor

La proposta originaria della Commissione europea prevedeva che le autorità potessero chiedere alle piattaforme di messaggistica, inclusi i servizi basati su crittografia end-to-end, di scansionare in modo preventivo tutti i contenuti caricati o scambiati dagli utenti. Questo impiegando sistemi basati interamente su intelligenza artificiale.

L’idea ha suscitato aspre critiche sin dall’inizio. Gli algoritmi utilizzati per individuare materiale di abuso sessuale sui minori sono notoriamente soggetti a errori e falsi positivi e, soprattutto, risultano incompatibili con i principi stessi della crittografia end-to-end. Servizi di messaggistica come WhatsApp si fondano sulla garanzia che solo mittente e destinatario possano accedere al contenuto delle comunicazioni. Questa è una promessa centrale per la tutela della privacy e della sicurezza degli utenti.

L’introduzione di un sistema di scansione precedente alla cifratura dei messaggi, infrange questa garanzia. In termini tecnici, se ciò fosse stato realmente introdotto, avrebbe portato alla creazione di una backdoor legalizzata, capace di compromettere l’integrità della crittografia. Ciò avrebbe reso l’intero ecosistema più esposto ad abusi, attacchi informatici e sfruttamento da parte di attori malevoli.

Il nuovo testo elaborato dal Consiglio ha però corretto questa impostazione, eliminando l’obbligo di scansione massiva e sostituendolo con una serie di misure di mitigazione che le piattaforme sono chiamate ad adottare per ridurre la diffusione di Csam. Non da ultimo, il documento contiene un richiamo esplicito alla necessità di tutelare i servizi di crittografia end-to-end, affinché le misure previste non ne compromettano mai la funzione né la solidità.

I dubbi dell’italia sulla normativa Chat Control

Malgrado l’ammorbidimento delle disposizioni più invasive, l’Italia si è astenuta dal voto a Bruxelles, ribadendo le proprie riserve su qualsiasi forma di controllo delle comunicazioni che possa violare i diritti costituzionali. In particolare, quelli legati alla privacy e alla riservatezza delle comunicazioni personali.

Insieme alla Germania, il nostro Paese ha sottolineato la necessità di contrastare con decisione la diffusione di materiale pedopornografico, chiarendo però che questa battaglia non può tradursi in una compressione delle libertà individuali. Roma ha inoltre preso le distanze da strumenti digitali che rischiano di trasformarsi in forme di controllo sommario, esercitate tanto dallo Stato quanto da soggetti privati.

In tal senso, il governo tedesco ha ribadito la propria posizione, dichiarando:

Il monitoraggio immotivato delle chat deve essere un tabù in uno Stato di diritto

Il confronto tra la salvaguardia dei minori e la tutela dei diritti fondamentali rimane centrale, pertanto, nel confronto politico. Ragione per cui l’iter legislativo avviato a Bruxelles risulta cruciale per definire un equilibrio sostenibile e duraturo tra la sicurezza, le tecnologie e i diritti civili.



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