Il panorama della cybersicurezza in Italia e in Europa ha subito una notevole evoluzione nel corso del 2024, con un’impennata degli attacchi informatici che hanno preso di mira sia le grandi aziende che le piccole e medie imprese (PMI).
Due tipologie di minacce in particolare hanno dominato la scena: gli infostealer e il ransomware. Questi attacchi sofisticati hanno messo in luce la crescente vulnerabilità del tessuto economico italiano ed europeo di fronte alle minacce cibernetiche, evidenziando la necessità di rafforzare le difese digitali su tutti i fronti.

- Infostealer: il furto silenzioso di dati
- Ransomware: la minaccia che tiene in ostaggio i dati
- Il ruolo degli Initial Access Broker
- Strategie di difesa e prospettive future
Infostealer: il furto silenzioso di dati
Gli infostealer, una categoria di malware progettata per sottrarre informazioni sensibili dai dispositivi infetti, hanno registrato un’impennata allarmante. Secondo il report annuale Hi-Tech Crime Trends di Group-IB, in Europa sono stati conteggiati 250.000 dispositivi infetti da questa categoria di minaccia, segnando un incremento del 23% rispetto al 2022. L’Italia, in particolare, si è distinta come il secondo Paese più colpito da infostealer, con 72.138 log commercializzati nell’underground digitale.
Ma cosa sono esattamente gli infostealer?
Si tratta di software malevoli sviluppati con l’obiettivo specifico di rubare informazioni quali:
- Credenziali salvate nei browser
- Dettagli delle carte di credito
- Informazioni dei portafogli di criptovalute
- Cookie di navigazione
- Cronologia di navigazione
- Altri dati sensibili memorizzati sui dispositivi
La pericolosità degli infostealer risiede nella loro capacità di operare in modo silenzioso, spesso passando inosservati dai tradizionali sistemi di sicurezza.
Una volta installati su un dispositivo, possono raccogliere dati per settimane o mesi prima che la loro presenza venga rilevata.
Il traffico di dati rubati nel dark web ha segnato un aumento del 28% rispetto all’anno precedente, evidenziando come le informazioni sottratte attraverso gli infostealer alimentino un fiorente mercato nero digitale. Questo fenomeno sottolinea l’importanza di implementare misure di sicurezza più robuste e di educare gli utenti sui rischi associati alla navigazione online e alla gestione delle informazioni sensibili.
Ransomware: la minaccia che tiene in ostaggio i dati
Se gli infostealer rappresentano una minaccia silenziosa, il ransomware si è confermato come la più rumorosa e devastante forma di attacco informatico del 2024. Il ransomware è un tipo di malware che cripta i dati della vittima, rendendoli inaccessibili, e richiede un riscatto per il loro ripristino.
Secondo il report Threatland, nel secondo trimestre del 2023 il fenomeno del ransomware è cresciuto del 34,6% in Italia e del 62% a livello globale rispetto al trimestre precedente.
L’Europa si è trovata nell’occhio del ciclone, registrando un aumento del 52% degli attacchi ransomware rispetto all’anno precedente. Questo dato evidenzia come i gruppi sponsorizzati da Stati nazionali siano particolarmente interessati alle aree che influenzano la sicurezza nazionale e la politica estera.
L’Italia si è posizionata al quarto posto tra i paesi europei maggiormente colpiti dagli affiliati dei gruppi di Ransomware-as-a-Service (RaaS), preceduta solo da Regno Unito, Francia e Germania. I settori più bersagliati dal ransomware in Italia sono stati:
- Manifatturiero (16% degli attacchi)
- Immobiliare (8% degli attacchi)
- Logistica (5% degli attacchi)
A livello globale, sono state 1.451 le vittime di attacchi ransomware che hanno visto i propri dati rubati e pubblicati sui siti di data leak (DLS), con un aumento del 52% rispetto all’anno precedente. In Italia, 128 aziende sono state colpite dai ransomware, rappresentando l’11% del totale europeo.
I gruppi ransomware più attivi in Europa nel 2023 sono stati:
- LockBit, responsabile del 26% degli attacchi
- Play, con il 9% degli attacchi
- Black Basta, con il 7% degli attacchi
È interessante notare come l’80% delle vittime in Italia siano state PMI e il 91% delle aziende colpite avesse un fatturato inferiore ai 250 milioni di euro.
Questo dato sottolinea come i cybercriminali considerino le PMI più vulnerabili rispetto alle grandi aziende, probabilmente a causa di risorse limitate dedicate alla cybersicurezza.
Il ruolo degli Initial Access Broker
Un elemento chiave nell’ecosistema del cybercrime è rappresentato dagli Initial Access Broker (IAB), figure specializzate che commercializzano accessi a reti aziendali compromesse. Nel 2023, gli IAB hanno venduto 628 accessi a reti aziendali europee compromesse, segnando un calo del 7% rispetto al 2022. L’Italia si è classificata quinta nella lista dei Paesi maggiormente presi di mira dagli IAB, preceduta da Regno Unito, Francia, Spagna e Germania.
Tra gli IAB più attivi, spicca il cybercriminale noto come “mazikeen”, attivo da gennaio 2023. Questo threat actor ha venduto principalmente accessi tramite account RDP (Remote Desktop Protocol) compromessi, con un terzo delle vittime costituito da aziende con sede in Europa. Le offerte di mazikeen contenevano spesso informazioni dettagliate sulle vittime, inclusi paese, settore, privilegi di accesso e sistemi antivirus utilizzati, con prezzi che partivano da soli 30 dollari.
Strategie di difesa e prospettive future
Di fronte a questo scenario in rapida evoluzione, diventa cruciale adottare strategie di difesa avanzate. Infatti, attacchi come phishing, ransomware e malware stanno seguendo una curva di crescita che supera le spiegazioni legate a fenomeni casuali. È una tendenza che mette in evidenza le criticità nella difesa delle aziende e dell’economia del Paese.
Le aziende, soprattutto le PMI, devono investire in:
- Formazione del personale sulla cybersicurezza
- Implementazione di soluzioni di sicurezza avanzate
- Adozione di pratiche di backup regolari e sicure
- Aggiornamento costante dei sistemi e delle applicazioni
- Sviluppo di piani di risposta agli incidenti
Inoltre, la collaborazione tra settore pubblico e privato diventa fondamentale per contrastare efficacemente le minacce cibernetiche. Lo scambio di informazioni su minacce e best practice può contribuire a creare un ecosistema digitale più resiliente.
Il 2023 ha segnato un punto di svolta nel panorama della cybersicurezza in Italia e in Europa. L’ascesa degli infostealer e la persistenza del ransomware hanno messo in luce la vulnerabilità del tessuto economico, con un impatto particolarmente significativo sulle PMI. La guerra in Ucraina ha ulteriormente complicato lo scenario, trasformando l’Europa in un terreno di scontro cibernetico tra potenze globali.
Di fronte a queste sfide, è essenziale che aziende, istituzioni e cittadini adottino un approccio proattivo alla cybersicurezza. Solo attraverso un impegno collettivo e continuo sarà possibile mitigare i rischi e costruire un ambiente digitale più sicuro per tutti. Il 2024 si prospetta come un anno cruciale per la cybersicurezza, in cui le lezioni apprese nel 2023 dovranno tradursi in azioni concrete per rafforzare le difese digitali dell’Italia e dell’Europa.



