Il privilegio minimo (PoLP) è uno dei principi chiave della sicurezza informatica.
Infatti, è in grado di fornire alle aziende un’adeguata protezione dalle minacce informatiche ed una migliore gestione dei ruoli all’interno di un’infrastruttura IT.

In questo articolo, cari lettori, vogliamo illustrarvi come funziona il privilegio minimo e i quali sono i diversi vantaggi che può offrire.

  1. Cosa vuol dire scegliere di adottare il principio del privilegio minimo
  2. Cosa può provocare una scorretta gestione dei privilegi
  3. Quali sono i vantaggi del privilegio minimo
  4. Alcune linee guida per implementare il principio del privilegio minimo
principio privilegio minimo

Cosa vuol dire scegliere di adottare il principio del privilegio minimo

Adottare il principio del privilegio minimo significa definire e applicare un modello di gestione dei diritti d’accesso che limita le autorizzazioni concesse agli utenti, ai processi e alle componenti di un’infrastruttura IT, affinché ciascuno disponga esclusivamente dei permessi strettamente necessari allo svolgimento delle proprie attività.

Questo approccio si lega profondamente ai concetti di:

  • sicurezza
  • controllo
  • responsabilità

mira a ridurre al minimo il rischio derivante da azioni non autorizzate, errori umani o attacchi malevoli.

Con il termine “privilegi” si fa riferimento a quell’insieme di autorizzazioni che consentono:

  • l’accesso
  • la modifica
  • il controllo

su specifiche risorse e processi interni a un sistema informatico.
La definizione di tali privilegi avviene sulla base del ruolo o della funzione ricoperta da un utente all’interno dell’organizzazione. In tal modo, ogni individuo riceve i permessi strettamente correlati alle proprie mansioni, evitando di concedere accessi inutilmente ampi che potrebbero esporre l’azienda a vulnerabilità non necessarie.

Per comprendere meglio questo concetto, consideriamo un dipendente che non svolge compiti tecnici o amministrativi.
Tale utente non dovrebbe poter modificare la configurazione dei firewall, gestire router e switch, intervenire su piattaforme Linux o Unix, o accedere all’amministrazione dei server, degli utenti e dei database.

Il suo livello di privilegio dovrebbe consentirgli unicamente di operare su quelle risorse e quelle funzioni necessarie per la sua attività quotidiana. In questo modo si limita il potenziale impatto di errori non intenzionali, comportamenti scorretti o infiltrazioni da parte di terzi.

È importante sottolineare che il principio del privilegio minimo non si limita soltanto alle persone.
Esso deve essere applicato anche a processi automatici, reti, database, dispositivi hardware e qualsiasi elemento dell’infrastruttura IT che possa rappresentare un punto di accesso a dati sensibili o funzioni critiche. Tale uniformità di approccio consente un controllo più granulare sulle autorizzazioni, riducendo drasticamente i rischi di compromissione interna o esterna.

Cosa può provocare una scorretta gestione dei privilegi

Privilege creep

Una cattiva gestione dei privilegi all’interno di un’azienda può portare a seri problemi, come il privilege creep o attacchi di tipo privilege escalation.

Il privilege creep consiste in un accumulo di privilegi superflui all’interno di un’azienda.
Questo fenomeno può verificarsi quando:

  • Un dipendente ottiene un nuovo ruolo ottenendo quindi nuovi privilegi, ma quelli relativi al ruolo precedente non vengono rimossi;
  • Un dipendente ottiene privilegi temporanei per svolgere una specifica mansione, ma alla fine questi privilegi vengono mantenuti;
  • Un dipendente lascia un’azienda, ma il suo account (e i privilegi ad esso collegati) non viene eliminato.

Il privilege creep, pertanto, aumenta il rischio di minacce informatiche da parte di attori malevoli, sia esterni che interni all’azienda.

Privilege escalation

Gli attacchi di tipo privilege escalation avvengono quando i cybercriminali riescono ad impadronirsi di un account aziendale con elevati privilegi di accesso al fine di compromettere l’infrastruttura IT. Questi attacchi vengono classificati in orizzontali e verticali.

Negli attacchi orizzontali vengono compromessi diversi account che hanno lo stesso livello di privilegi per accedere ad informazioni sensibili o a diverse funzionalità presenti negli account violati.

Negli attacchi verticali, invece, i cybercriminali utilizzano inizialmente un account con pochi privilegi per arrivare poi ad impadronirsi di un account con alti livelli di accesso. Per farlo, sfruttano eventuali vulnerabilità presenti nel sistema, oppure ricorrono a tecniche di ingegneria sociale.

Negli ultimi anni, gli attacchi di privilege escalation si sono fatti sempre più frequenti. Infatti, una ricerca condotta nel 2019 da SpiderLabs ha evidenziato come il 4,7% dei malware usati contro le aziende sono stati sviluppati appositamente per eseguire attacchi di privilege escalation.

Quali sono i vantaggi del principio di privilegio minimo (PoLP)

L’adozione del principio del privilegio minimo (Principle of Least Privilege, PoLP) offre una serie di benefici strategici, organizzativi e tecnologici per le aziende. Questa pratica, consistente nell’assegnare a utenti, processi e sistemi soltanto le autorizzazioni strettamente necessarie all’espletamento delle loro funzioni, consente di prevenire, rilevare e mitigare molte delle principali minacce alla sicurezza dei dati e dell’infrastruttura IT.

I vantaggi risultano evidenti in diversi ambiti operativi:

Riduzione del rischio di minacce informatiche
Molti attacchi sofisticati puntano a ottenere il controllo di account con privilegi elevati per sfruttarli come via d’accesso privilegiata all’infrastruttura.
Limitando i diritti di ogni entità all’essenziale, si riduce considerevolmente la superficie d’attacco. In altre parole, se un utente o un processo compromesso dispone unicamente di privilegi minimi, gli effetti dannosi di una violazione si circoscrivono a un ambito più ristretto, rendendo più agevole l’individuazione dell’incidente e la sua rapida gestione.

Contenimento delle infezioni da malware e riduzione della mobilità laterale degli attaccanti
I malware e gli attori malevoli spesso sfruttano le credenziali di account privilegiati per muoversi lateralmente attraverso la rete, compromettendo più risorse e sistemi. Limitando i privilegi a ciò che è strettamente necessario, si ostacola questa propagazione, rendendo più difficile per il malware installare componenti dannose o accedere a dati sensibili. Il PoLP si configura così come una barriera difensiva aggiuntiva che rende l’infrastruttura più resiliente contro minacce persistenti e attacchi avanzati.

Minore impatto degli errori umani sulle risorse critiche
Uno degli aspetti spesso sottovalutati della sicurezza IT riguarda gli errori non intenzionali commessi dagli utenti, come cancellazioni indesiderate di dati, modifiche errate a impostazioni o manomissioni involontarie di sistemi chiave. Limitando i privilegi, si riduce la probabilità che azioni imprudenti o semplici sviste possano comprometterne la stabilità o l’integrità. Di conseguenza, diminuisce non solo il rischio di perdita di dati, ma anche il tempo e i costi necessari per ripristinare situazioni critiche.

Migliorata tracciabilità e monitoraggio degli accessi
Il principio del privilegio minimo implica un’analisi costante di chi accede a cosa, quando e perché. Ciò rende più semplice e immediato individuare tentativi di accesso sospetti, anomalie comportamentali o qualsiasi deviazione dalle normali attività operative. Un monitoraggio più granulare favorisce l’adozione di sistemi di audit, log management e rilevamento delle intrusioni più efficaci, garantendo una risposta più tempestiva e informata agli incidenti di sicurezza.

Conformità alle normative e agli standard di settore
Le normative internazionali e i framework di sicurezza, quali HIPAA, RGPD (GDPR) e SOX, esigono che le organizzazioni proteggano i dati sensibili, assicurando un rigoroso controllo degli accessi e una chiara tracciabilità delle operazioni. L’applicazione del principio del privilegio minimo consente di allinearsi più facilmente a tali requisiti, riducendo il rischio di sanzioni, danni reputazionali e oneri amministrativi aggiuntivi. Ne consegue un miglior posizionamento dell’organizzazione in termini di fiducia, trasparenza e affidabilità agli occhi dei clienti, dei partner e degli organismi di vigilanza.

Alcune linee guida per implementare il principio del privilegio minimo

Se si vuole usare il privilegio minimo in maniera corretta, le operazioni da eseguire sono le seguenti:

  1. Innanzitutto, si deve controllare l’ambiente di lavoro per capire quanti e quali sono gli account con privilegi elevati,
  2. Subito dopo, bisogna verificare che tutti i dipendenti possiedano soltanto i permessi necessari per svolgere il loro compito, andando ad eliminare, quindi, tutti quelli superflui.
  3. Una volta fatto ciò, è necessario separare gli account standard da quelli amministrativi, isolando anche le sessioni degli utenti con elevati livelli di accesso.

Altre linee guida da seguire per un’implementazione più ottimale del privilegio minimo sono:

  • Cambiare regolarmente le password degli account amministrativi. In questo modo, si impedisce che eventuali password catturate tramite software di keylogging vengano utilizzate per attacchi pass-the-hash.
  • Monitorare tutte le attività effettuate con account amministrativi. Questo consente di individuare e segnalare tempestivamente eventuali comportamenti anomali che possono rivelarsi un indice di attacco.
  • Implementare gli accessi-just-in-time. Si tratta di fornire agli utenti i privilegi che servono a svolgere specifici compiti solo quando sono necessari.



    Dichiaro di aver letto e compreso l'Informativa sul trattamento dei dati