Chi è Hunter Moore, cos’era IsAnyoneUp e perché questa vicenda ha segnato un punto di svolta nel modo in cui oggi si parla di revenge porn.
Hunter Moore è uno dei nomi più controversi della storia del web. Con il suo sito IsAnyoneUp, ha trasformato la diffusione non consensuale di immagini intime in un fenomeno virale, alimentando uno dei primi grandi casi di quello che oggi viene definito revenge porn. La sua vicenda ha attirato l’attenzione delle autorità federali statunitensi e acceso un dibattito globale sulla privacy e sulla responsabilità delle piattaforme online.

Chi è Hunter Moore
Hunter Moore è un ex gestore di siti web statunitense noto per aver creato IsAnyoneUp, una delle piattaforme più citate nei primi anni 2010 nel contesto del cosiddetto “revenge porn“. Il sito ospitava immagini in parte inviate spontaneamente dagli utenti, ma anche contenuti pubblicati come forma di vendetta da ex partner o da account anonimi. In alcuni casi, il materiale era ottenuto tramite accessi non autorizzati a profili privati.
Le immagini erano spesso accompagnate da dati personali delle persone ritratte, come nome, città e profili social, rendendole facilmente identificabili online. Nel 2012 la rivista Rolling Stone ha definito Hunter Moore “l’uomo più odiato di Internet“.
IsAnyoneUp e la diffusione del revenge porn
All’inizio degli anni 2010 il fenomeno del revenge porn era ancora poco regolamentato e in molti Paesi mancavano norme specifiche, condizione che ha permesso a Hunter Moore di operare indisturbato per un certo periodo. Molte vittime non avevano strumenti efficaci per ottenere la rimozione dei contenuti e il sito ignorava segnalazioni e richieste di cancellazione, alimentando un dibattito sulla tutela della privacy e sulla necessità di regole più chiare in ambito digitale.
Le conseguenze per le vittime di IsAnyoneUp sono state spesso molto pesanti e non si sono limitate all’imbarazzo pubblico. La diffusione non consensuale di immagini intime ha avuto serie ripercussioni sulla vita di molte persone, con casi di perdita del lavoro, tensioni nei rapporti familiari e sentimentali. Non sono mancati episodi di cyberbullismo e gravi conseguenze psicologiche, tra cui ansia, depressione e persino pensieri suicidi.
Secondo le indagini, Hunter Moore avrebbe collaborato con Charles Evens, descritto dagli investigatori come un hacker coinvolto nell’accesso illecito ad account email privati per sottrarre fotografie intime. Il materiale ottenuto veniva poi pubblicato senza consenso, aggravando la posizione degli indagati. Questo elemento ampliò la portata del caso, trasformandolo da controversia legata al revenge porn a un procedimento riconducibile anche alla criminalità informatica, con il coinvolgimento delle autorità federali statunitensi.
Charlotte Laws contro Hunter Moore
La caduta di Hunter Moore è iniziata soprattutto grazie al coraggio delle vittime e all’impegno di Charlotte Laws, diventata una delle figure simbolo della battaglia contro il revenge porn. Laws, madre di una ragazza le cui fotografie erano finite in modo illecito su IsAnyoneUp, ha deciso di non fermarsi davanti ai continui rifiuti di Hunter Moore di rimuovere i contenuti. L’attivista ha raccolto prove, contattato altre vittime e coordinato una rete di testimonianze che hanno contribuito a fare pressione sulle autorità statunitensi. Il suo lavoro ha avuto un ruolo decisivo nel portare il caso all’attenzione dell’FBI, aprendo la strada alle indagini federali che avrebbero poi coinvolto Moore e i suoi collaboratori.
L’arresto e la condanna di Hunter Moore
IsAnyoneUp è stato chiuso nel 2012 e il dominio è stato acquistato dalla BullyVille Foundation, attiva contro il cyberbullismo e la diffusione non consensuale di contenuti intimi. L’operazione ha avuto un forte valore simbolico, segnando una sorta di “ribaltamento” del significato originale del sito.
Nel gennaio 2014 Hunter Moore e Charles Evens sono stati arrestati dall’FBI e accusati di cospirazione, accesso non autorizzato a sistemi informatici e furto d’identità. Nel 2015 entrambi hanno ammesso le proprie responsabilità: Evens è stato condannato a 25 mesi di carcere e a una multa, mentre Moore ha ricevuto una pena di due anni e mezzo, seguita da tre anni di libertà vigilata, una valutazione psichiatrica e una sanzione economica. Entrambi sono tornati in libertà nel 2017.
L’impatto sulla legge contro il revenge porn
Uno degli aspetti più rilevanti della vicenda di IsAnyoneUp riguarda l’impatto sul dibattito legislativo internazionale. Il caso ha contribuito a portare all’attenzione pubblica e politica il fenomeno del revenge porn, stimolando la discussione sulla necessità di strumenti giuridici più efficaci. Negli anni successivi, diversi stati americani hanno introdotto norme specifiche contro la diffusione non consensuale di contenuti intimi, mentre in altri Paesi sono state rafforzate le tutele legate alla privacy digitale e ai reati informatici. Anche in Italia e in Europa il tema ha portato al progressivo rafforzamento delle normative a tutela delle vittime.
Cosa fare in caso di revenge porn
In caso di revenge porn è fondamentale agire rapidamente: raccogliere le prove (screenshot, link, messaggi), segnalare i contenuti alle piattaforme per la rimozione e rivolgersi alle forze dell’ordine presentando denuncia. In Italia la legge prevede sanzioni penali. È inoltre consigliabile contattare un avvocato e centri specializzati per la tutela delle vittime, così da ottenere supporto legale e psicologico.
La vicenda di IsAnyoneUp dimostra che le violazioni della privacy online spesso hanno origine in accessi non autorizzati o nell’utilizzo di credenziali deboli. Proteggere la propria identità digitale è altrettanto importante: evitare password semplici o riutilizzate su più servizi, affidarsi a un password manager, attivare l’autenticazione a due fattori e prestare attenzione ai tentativi di phishing sono misure che riducono il rischio di accessi illeciti.


