Gli studi di animazione giapponesi sono sempre più nel mirino dei criminal hacker. Dal caso Toei Animation, ai metodi di attacco più diffusi.
Tra le maggiori industrie al mondo, l’entertainment è tra i principali obiettivi dei criminal hacker. In particolare, gli studi di animazione giapponesi stanno subendo attacchi sempre più frequenti da parte di cyber gang che li considerano bersagli ad alto valore economico. In parallelo, ammoniscono gli esperti di sicurezza informatica, si evolvono le tattiche utilizzate dagli stessi criminal hacker, che veicolano contenuti malevoli attraverso app contraffatte e offerte commerciali fraudolente. L’allerta, quindi, rimane alta.

Perché gli studi di animazione vengono hackerati
Nel lungometraggio d’animazione “La principessa Mononoke” di Hayao Miyazaki, c’è un passaggio che recita:
Non puoi alterare il tuo destino. Tuttavia, puoi alzarti per affrontarlo
Questo è ciò che gli esperti di cyber security chiedono di fare agli studi d’animazione. Con l’aumentata notorietà del mondo dell’intrattenimento, anche le tattiche dei cybercriminali si sono evolute, al fine di condurre attacchi informatici al comparto dell’entertainment.
Le ragioni alla base di questi attacchi sono molteplici. Le principali sono di natura economica: nel caso dei ransomware, i criminali cifrano i dati e chiedono un riscatto per restituirli. Ha un peso rilevante anche l’elevato valore della proprietà intellettuale, ossia diritti, marchi e opere originali, che rappresenta per questi studi una risorsa tanto preziosa quanto vulnerabile.
Non da ultimo, c’è poi la divulgazione del materiale riservato. I data breach nel settore dell’entertainment possono esporre sceneggiature inedite, contratti, dati degli utenti o contenuti non ancora distribuiti, con conseguenze che vanno dal danno reputazionale alle perdite economiche dirette.
Attacchi DDoS al sito web della Toei Animation
Nel 2022 una cyber gang curda ha rivendicato l’attacco informatico agli studi di animazione giapponesi Toei Animation, Production I.G. e David Production, accusandoli di aver veicolato contenuti sovversivi nei loro anime. Le conseguenze di quell’azione criminale, che paralizzò i siti web delle tre società e compromise dati sensibili, sono state documentate in un report di NTT Security Japan basato su analisi OSINT.
Questa la rivendicazione:
I giapponesi hanno creato anime anti-curdi per calunniare i combattenti e la nostra nazione, bruciando apertamente la bandiera del Kurdistan e falsando la nostra immagine. Gli attacchi informatici al Giappone proseguiranno.
Pur senza citare titoli specifici, i continui riferimenti a Toei Animation hanno lasciato intendere che “Dragon Ball” e “One Piece” abbiano rappresentato la causa scatenante.
Gli attacchi sono stati condotti principalmente tramite DDoS (Distributed Denial of Service): a differenza dei normali DoS, in questo caso l’azione malevola proviene da più origini simultaneamente, rendendo molto più difficile la difesa.
Cyber security nell’industria dell’entertainment
Gli attacchi a Toei Animation sono diventati un campanello d’allarme per l’intero settore. Nonostante le finalità politiche della cyber gang curda rimangano poco chiare, il colpo inferto allo studio ha rivelato la fragilità dell’infrastruttura digitale dell’entertainment.
Episodi simili hanno colpito altre realtà del comparto. Nel 2025, ad esempio, la cyber gang Crimson Collective ha rivendicato la violazione dei server di Nintendo, con conseguente esposizione di dati sensibili.
La stessa Nintendo era già finita nel mirino tra il 2018 e il 2020, quando un imponente data leak, passato alla storia come “gigaleak“, aveva portato alla diffusione online dei codici sorgente di titoli storici come “The Legend of Zelda: Ocarina of Time” e “Super Mario Kart“, oltre alla compromissione di oltre 300.000 account Nintendo Network ID.



