Scopri i 20 PIN più utilizzati al mondo e perché mettono a rischio i tuoi dati, con consigli pratici per sceglierne uno davvero sicuro.
Il codice PIN è uno dei sistemi di autenticazione più diffusi al mondo: lo utilizziamo ogni giorno per sbloccare lo smartphone, prelevare contanti al bancomat e autorizzare pagamenti. Nonostante il suo ruolo centrale nella sicurezza quotidiana, molte persone continuano a scegliere combinazioni estremamente prevedibili, facilitando il lavoro di truffatori e criminali informatici.

Uno degli studi più noti sull’argomento, condotto nel 2012 dal data scientist Nick Berry su oltre 3,4 milioni di PIN trapelati da violazioni di dati, ha mostrato che alcune combinazioni numeriche ricorrono con una frequenza molto superiore alle altre. È proprio da questo studio che emerge la classifica dei PIN più usati.
I 20 codici PIN a 4 cifre più utilizzati
- 1234
- 1111
- 0000
- 1212
- 7777
- 1004
- 2000
- 4444
- 2222
- 6969
- 9999
- 3333
- 5555
- 6666
- 1122
- 1313
- 8888
- 4321
- 2001
- 1010
Il dato più rilevante riguarda il codice “1234”, che da solo copre circa l’11% dei PIN analizzati. Seguono “1111” (intorno al 6%) e “0000” (circa il 2%). Da soli, i venti codici di questa classifica coprono oltre un quarto di tutti i PIN.
E i PIN a più cifre? Attenzione agli stessi errori!
L’aumento del numero di cifre rende teoricamente un PIN molto più sicuro. Con quattro cifre esistono 10.000 combinazioni possibili, con cinque si sale a 100.000 e con sei a 1.000.000. Nella pratica, però, molti utenti continuano a scegliere codici facilmente intuibili, come 12345, 11111, 00000, 123456, 111111 o 000000, oltre a date di nascita e altre sequenze prevedibili. Per questo motivo, chi tenta di violare un account o un dispositivo non deve necessariamente provare tutte le combinazioni possibili: può partire dai PIN più comuni e avere comunque buone probabilità di successo. Un PIN lungo ma prevedibile, così, può offrire una protezione inferiore rispetto a un PIN più corto scelto in modo casuale.
Perché questi PIN sono così diffusi
La spiegazione principale riguarda la facilità di memorizzazione. La mente umana tende infatti a privilegiare schemi semplici e immediati, motivo per cui molte persone scelgono combinazioni facili da ricordare, evitando così di doverle annotare. Tra le più comuni figurano sequenze ripetute o numeri in progressione.
Un altro elemento ricorrente è l’uso di date personali, come compleanni, anniversari o anni importanti. Questi codici possono sembrare più sicuri perché legati alla propria vita, eppure risultano spesso prevedibili, soprattutto quando informazioni di questo tipo sono reperibili online o sui social network. Un malintenzionato può infatti trovare l’anno di nascita o la data di matrimonio di una persona e utilizzarli per tentare l’accesso a dispositivi e account.
Anche la disposizione dei tasti gioca un ruolo importante. Molti utenti scelgono infatti schemi visivi, come i quattro angoli del tastierino numerico (ad esempio 1379) o sequenze che disegnano linee e figure semplici. In alcuni casi, chi osserva la digitazione da vicino può persino intuire il PIN seguendo il movimento delle dita, senza bisogno di vedere i numeri digitati.
Le conseguenze di un PIN prevedibile
Le conseguenze di un PIN facile da indovinare possono essere immediate e rilevanti. L’accesso non autorizzato a uno smartphone o a un tablet non comporta soltanto il rischio di perdite economiche ma può esporre dati personali, applicazioni, account già autenticati e servizi finanziari. Una volta superata questa prima barriera di sicurezza, un attaccante può accedere rapidamente a informazioni sensibili e sfruttarle per compromettere ulteriori piattaforme, con effetti spesso difficili da contenere. Il rischio aumenta quando le stesse credenziali vengono riutilizzate su diversi sistemi: in questi casi, una singola compromissione può estendersi a più contesti digitali.
In ambito aziendale, lo scenario diventa ancora più delicato. Smartphone e tablet di lavoro contengono spesso email, accessi VPN, strumenti di collaborazione come Microsoft Teams o Slack e dati sensibili relativi a clienti e attività interne. Un PIN debole su un singolo dispositivo può trasformarsi in un punto d’ingresso per un attacco più ampio all’infrastruttura dell’organizzazione, con possibili ripercussioni operative, economiche e legali, comprese quelle legate alla conformità al GDPR.
Come creare un PIN sicuro
La prima regola è evitare le combinazioni più diffuse, come quelle presenti nella classifica dei PIN più utilizzati. Ma anche sequenze apparentemente originali, come 2580, 2468 o 9876, risultano prevedibili perché seguono schemi lineari o geometrici sul tastierino numerico. È preferibile scegliere numeri casuali, senza collegamenti con informazioni personali come date di nascita, numeri di telefono o altri dati facilmente reperibili online. Si possono poi affiancare sistemi di autenticazione biometrica, come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale, che aggiungono un ulteriore livello di protezione.
Per memorizzare un codice non immediatamente intuitivo si può utilizzare il metodo della parola-ancora: si sceglie un termine noto soltanto all’utente e lo si trasforma in numeri utilizzando la corrispondenza delle lettere sulla tastiera telefonica (ad esempio “CANE” diventa 2263). È comunque consigliabile evitare parole troppo comuni o facilmente associabili alla propria persona.
In ambito aziendale, infine, non è sufficiente affidarsi alle buone pratiche dei singoli utenti. Una gestione centralizzata dei dispositivi tramite sistemi di Mobile Device Management (MDM) consente di applicare criteri di sicurezza uniformi, come l’obbligo di PIN sufficientemente complessi, una lunghezza minima del codice e l’utilizzo di metodi di autenticazione aggiuntivi sui dispositivi compatibili.
Scelte consapevoli per una protezione più efficace
La comodità di un PIN facile da ricordare si traduce spesso in una maggiore esposizione ai rischi. Usare combinazioni casuali, evitare schemi ovvi e non riutilizzare lo stesso codice su più dispositivi sono accorgimenti semplici ma efficaci. Bastano pochi istanti per impostare un PIN più sicuro, eppure possono fare la differenza nel prevenire conseguenze anche gravi.
Un buon PIN è solo la prima difesa per la propria organizzazione.


