KRACK, abbreviazione di Key Reinstallation Attack: come funziona l’attacco che ha messo in discussione la sicurezza del protocollo WPA2 e cosa fare per difendersi.
Era il 2017 e, per la prima volta, si sentiva parlare di KRACK. Abbreviazione di Key Reinstallation Attack, questo attacco informatico sfruttava una vulnerabilità fino ad allora insospettabile nel protocollo Wi-Fi Protected Access 2 (WPA2), mettendo in dubbio le certezze sulla sicurezza di uno standard considerato solido. tale vulnerabilità permetteva a potenziali hacker di violare il Wi-Fi anche di casa, sottraendo dati sensibili fra cui password, credenziali di accesso, chat private, numeri di carte di credito e qualsiasi altro dato che la vittima trasmetteva sul web.

Successivamente, i ricercatori scoprirono che parecchi tipi di dispositivi erano a rischio: iOS, Android, macOS, Windows, Linux… nessuno era al sicuro.
Come agisce un Key Reinstallation Attack?
Le connessioni WPA 2 sono caratterizzate da un handshake a quattro vie. Questo processo è organizzato tramite uno scambio di quattro messaggi fra l’access point e il dispositivo ad esso connesso. Si viene così a creare una chiave crittografica che permette a sua volta di crittografare i dati. Durante il processo di connessione, l’handshake può ritrasmettere il terzo messaggio per assicurarsi che la connessione vada a buon fine. Ed è proprio qui che si inseriscono gli attacchi KRACK.
Quello che un hacker fa è intercettare e manipolare i messaggi dell’handshake, forzando la reinstallazione e il riutilizzo della chiave crittografica. In alcuni casi crea anche un clone della rete Wi-Fi a cui la vittima si era precedentemente connessa, per aumentare le probabilità di successo. Quando la vittima si riconnette, viene deviata verso la rete clonata senza accorgersene. Durante il Key Reinstallation Attack, l’hacker ritrasmette più volte il terzo passaggio dell’handshake al dispositivo della vittima. Ogni volta che la connessione viene permessa, una parte dei dati riesce a essere decrittografata, fino a violare completamente la chiave. A quel punto può usare un software specifico per raccogliere i dati sensibili che l’ignaro bersaglio sta inviando sulla rete.
Nel caso di siti web che usino SSL/TLS (Secure Sockets Layer/Transport Layer Security), l’HTTPS riduce in maniera significativa il rischio, anche se non lo elimina del tutto. Solo che non tutti i siti usano tali protocolli e non in tutte le versioni del sito. L’hacker cercherà di aggirare il problema usando un software come SSSLStrip per indurre la vittima a visitare la versione HTTP del sito web, quella non protetta da SSL/TLS. Se la vittima non si accorge di essere su un sito non protetto, potrebbe finire con l’inserirvi informazioni sensibili che l’hacker utilizzerà a suo piacimento.
Tuttavia, c’è un dettaglio importante da considerare. Affinché un attacco KRACK funzioni, l’hacker deve essere vicino alla sua vittima in quanto devono condividere la medesima rete Wi-Fi.
Che cos’è il protocollo WPA2?
WPA2 è l’acronimo di Wi-Fi Protected Access 2, il protocollo che normalmente serve a proteggere le reti Wi-Fi. Sfrutta una forma di crittografia che protegge le comunicazioni tra il dispositivo dell’utente (computer, tablet, smartphone) e il router che genera il segnale Wi-Fi.
Questo è anche il motivo per cui si consiglia sempre di usare reti Wi-Fi private o protette da password, evitando le connessioni pubbliche. Su una rete pubblica, i dati trasmessi potrebbero essere intercettati senza che l’utente se ne accorga.
In teoria, quando qualcuno cerca di intercettare queste comunicazioni, la crittografia dovrebbe rendere difficoltosa la decodifica dei dati. Ed è proprio qui che interviene il Key Reinstallation Attack.
Quali sono gli effetti di un KRACK?
Un Key Reinstallation Attack ha effetti potenzialmente devastanti. Qualora l’attacco andasse a buon fine, l’hacker può accedere a password, nomi utente, e-mail, coordinate bancarie e dati sensibili memorizzati sui dispositivi. Può poi usare questi dati per scopi illeciti, tra cui anche la vendita dei dati sul dark web, estorsioni o altro. Ma non solo. Alcuni hacker sfruttano gli attacchi KRACK per condurre attacchi on-path, che reindirizzano le vittime verso siti web fasulli, o per inserire codici dannosi all’interno di siti legittimi.
Il problema è che, prima delle patch rilasciate dal 2017, tutti i dispositivi Wi-Fi erano vulnerabili.
Come proteggersi da un Key Reinstallation Attack?
È possibile proteggersi da un Key Reinstallation Attack rispettando alcune buone pratiche di cyber sicurezza:
- Evitare il Wi-Fi pubblico, anche se protetto da password. Queste password sono a disposizione di molte persone, hacker inclusi.
- Aggiornare regolarmente i dispositivi, i firmware e il router, assicurandosi di avere sempre le patch più recenti installate.
- Usare una VPN, preferibilmente non gratuita, anche nelle aree pubbliche.
- Navigare solo su siti HTTPS dove possibile. Molti browser segnalano con un simbolo la connessione sicura.
I principali sistemi operativi hanno già rilasciato patch per bloccare gli attacchi KRACK, riducendo di molto il rischio di caderne vittima. Restano però esposti i dispositivi non aggiornati correttamente. Un motivo in più per non trascurare gli aggiornamenti.
Il KRACK non è l’unica minaccia per le reti senza fili: il jamming disturba fisicamente il segnale, mentre gli attacchi alla tecnologia Bluetooth colpiscono i dispositivi a corto raggio.


