Le piattaforme di streaming musicale e i servizi collegati all’industria dell’entertainment sono obiettivi sempre più allettanti per i criminali informatici.
Dalla diffusione di malware che fanno leva sui nomi di artisti famosi fino al furto di dati e contenuti protetti da copyright, gli attacchi informatici nel comparto musicale rilanciano l’importanza di investire nella cybersecurity. I casi che seguono mostrano come piattaforme di streaming musicale, partner tecnologici e utenti possano essere coinvolti in iniziative ostili, con impatti economici e reputazionali tutt’altro che banali.

Campagne malevole legate al nome di Billie Ellish
Nel 2020 è avvenuto , con ogni probabilità, il caso più eclatante di attacchi informatici alle piattaforme di streaming musicale. Un collettivo di criminal hacker ha approfittato dei nomi degli artisti e dei brani candidati ai Grammy Awards per diffondere malware. Un team di esperti di Kaspersky ha individuato 30.982 file dannosi. Il caso più eclatante ha riguardato la cantante Billie Eilish, esplosa in popolarità nel 2019. Il numero di utenti che hanno scaricato file infetti con il suo nome è aumentato di circa dieci volte rispetto a due anni prima, da 254 a 2.171. Anche il numero di file malevoli unici distribuiti ha subito un’impennata: da 221 a 1.556.
Criminal hacker violano la piattaforma Ticketmaster
Lo studio condotto dagli esperti di sicurezza informatica sugli artisti in lizza per il Grammy Awards ha dimostrato, poi, che nomi del calibro di Post Malone, Ariana Grande e Taylor Swift sono risultati tra i più utilizzati per veicolare contenuti dannosi. Il 55% dei file malevoli individuati, sfruttavano i loro nomi.
Proprio il nome di Swift, che si conferma la regina dello streaming musicale essendo l’artista più ascoltata di sempre a livello mondiale, è stato al centro di un attacco contro la piattaforma Ticketmaster. Il collettivo hacker ShinyHunters ha sottratto i codici a barre di 193 milioni di biglietti (del valore di 4,4 miliardi), compresi 440.000 tagliandi per il tour globale della pop star, con annesso furto dati. I criminali hanno poi chiesto un riscatto di 8 milioni di dollari.
La cyber gang avrebbe violato i dati senza passare per i server della piattaforma, ma accedendo al cloud del fornitore terzo Snowflake. Da qui, l’importanza del tema relativo al rischio cybersecurity dei fornitori, in cui valutare l’affidabilità dei partner, monitorare i livelli di sicurezza e controllare gli accessi ai sistemi aziendali sono attività imprescindibili per ridurre l’esposizione alle minacce.
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Anna’s Archive trafuga l’intera libreria di Spotify
Ad aprile 2026 Anna’s Archive, un motore di ricerca open source per le “biblioteche ombra” (o shadow library), ovvero archivi non ufficiali che indicizzano opere protette da diritto d’autore, ha perso la causa contro Spotify e i suoi partner per la questione del “backup” dell’intero archivio della piattaforma di streaming musicale.
All’epoca dei fatti, Anna’s Archive ha sostenuto di aver effettuato una copia quasi completa del database di Spotify, con l’intenzione di distribuirla agli utenti tramite siti Torrent. Secondo quanto spiegato dal collettivo, l’archivio complessivo avrebbe raggiunto circa 300 TB di dati esfiltrati. Da parte sua, Spotify ha confermato l’esistenza di accessi non autorizzati, precisando che nel caso specifico non si è trattato di un attacco informatico in senso stretto ma di scraping illegale e di tentativi di eludere il Digital Rights Management (DRM), ovvero l’insieme di tecnologie usate per impedire la copia e la redistribuzione non autorizzata dei contenuti protetti.
Dopo aver disattivato gli account coinvolti, Spotify ha comunicato di aver rafforzato le proprie misure di cybersecurity.
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